L’intelligenza artificiale entra ogni giorno più profondamente nelle nostre vite. E non si limita più a generare testi, correggere i nostri scritti, produrre codice funzionante e sicuro o risolvere rompicapi e problemi matematici.
Uno degli aspetti che trovo più interessanti è la sua capacità di avere una visione d’insieme dei problemi, mettendo in relazione informazioni diverse e utilizzando grandi quantità di dati per formulare suggerimenti e strategie personalizzate.
È proprio partendo da questa idea che è nato FitCoach, un progetto personale che ho sviluppato con l’obiettivo di aiutarmi a perdere peso e, più in generale, a rendere più sostenibile la mia attività fisica.
Da una dashboard per Fitbit a un vero e proprio coach virtuale
FitCoach è nato inizialmente come una semplice dashboard per esplorare i dati raccolti dal mio smartwatch Fitbit. Volevo avere una visione più completa delle informazioni che il mio fitness tracker registrava quotidianamente e poterle analizzare comodamente dal mio laptop (Fitbit/Google non permettono più l’utilizzo della dashboard web).
Con il tempo, però, il progetto è cresciuto.
Il 23 giugno 2026 ho introdotto una nuova funzionalità: un Coach virtuale basato su un LLM (Large Language Model) in grado di utilizzare dei tool. In pratica, il modello non si limita a conversare con me, ma può interrogare il database di FitCoach e recuperare i dati che gli servono per comprendere la mia situazione.
Da quel momento l’applicazione ha iniziato ad avere un obiettivo molto più ambizioso: non soltanto mostrarmi i dati, ma aiutarmi a interpretarli e, soprattutto, a trasformarli in un piano di allenamento concreto.
Quel giorno la mia bilancia segnava 86 kg.
Oggi, 23 settembre 2026, esattamente tre mesi dopo, il mio obiettivo iniziale di 80 kg è stato raggiunto. La bilancia segna infatti 79,8 kg: in tre mesi ho perso 6,2 kg, pari a circa il 7% del peso iniziale.
Risultato davvero ottimo, tenendo conto anche della flessione che ha subito in Agosto a causa della mancanza di allenamento dovuto alle ferie estive.

La parte che trovo più interessante, però, non è soltanto il numero sulla bilancia.
Nessuna dieta, ma un piano costruito sulle mie abitudini
Una delle cose che mi ha sorpreso maggiormente è che non ho dovuto associare al piano del Coach una dieta particolare.
Il motivo è abbastanza semplice: FitCoach non ragiona esclusivamente sui dati del mio corpo.
Durante l’onboarding ho fornito al Coach informazioni sulle mie abitudini, sulle mie preferenze, sul tempo che ho a disposizione per allenarmi, sull’attrezzatura che posso utilizzare e, naturalmente, sui miei obiettivi.
Nel mio caso, per esempio, non ho molto tempo libero. Non possiedo attrezzature particolari, a parte una cyclette, e non frequento una palestra.
In compenso mi piace correre. E, visto che correre mi permette anche di ascoltare audiolibri, è un’attività che riesco a integrare abbastanza facilmente nella mia quotidianità.
Il Coach ha quindi costruito un piano partendo da queste informazioni, invece di propormi semplicemente un programma di allenamento standard.
E soprattutto, il piano non è statico.
Un piano di allenamento che cambia insieme a me
Il programma viene aggiornato insieme al Coach di settimana in settimana, sulla base di quello che è successo nei giorni precedenti e dei miei impegni futuri.
Un esempio molto semplice: se so che una sera uscirò a cena, posso comunicarlo al Coach e riorganizzare con lui i giorni di allenamento e recupero.
Questo significa, per esempio, evitare di dovermi alzare alle 5 del mattino dopo una serata trascorsa fuori per andare comunque a correre 8 km.
Sembra un dettaglio, ma è proprio questo tipo di flessibilità che rende il piano sostenibile nel lungo periodo.
Attualmente il mio allenamento è composto principalmente da una sessione di corsa al mattino, seguita da una breve sessione di cyclette, e da una camminata durante la pausa pranzo.
L’aspetto fondamentale è che tutto questo è stato organizzato tenendo conto dei miei orari reali.
Il risultato è un allenamento che riesco a completare, seguito dalla doccia, prima di dover portare i miei figli a scuola.
Non devo quindi modificare radicalmente la mia vita per riuscire ad allenarmi: è il piano che viene adattato alla mia vita.
Anche il sonno entra nel piano
Un altro aspetto interessante riguarda il monitoraggio del sonno.
Alzandomi presto la mattina, ma non riuscendo a compensare andando a dormire molto presto la sera, il Coach ha notato che stavo accumulando poche ore di sonno.
Ne abbiamo discusso e gli ho spiegato che, almeno per me, cambiare quegli orari non era realisticamente possibile.
A quel punto il suggerimento è stato di provare a recuperare parte del sonno con dei semplici pisolini durante il pomeriggio del weekend, così da ridurre la stanchezza complessiva e rendere più sostenibile l’attività fisica.
È un esempio interessante di come l’analisi dei dati non riguardi soltanto il numero di chilometri percorsi o il peso, ma anche aspetti apparentemente secondari che possono influenzare il modo in cui riesco a seguire il piano.
Un allenamento incrementale
Il piano creato da FitCoach è anche incrementale.
L’idea è aumentare gradualmente il carico di allenamento, senza partire subito da obiettivi troppo impegnativi.
Nel mio caso, sono partito correndo circa 3 km. Settimana dopo settimana l’asticella è stata alzata e, attualmente, arrivo a correre 8-9 km.
L’incremento viene deciso in base ai dati disponibili e a come stanno andando gli allenamenti precedenti, cercando di evitare che l’aumento del carico sia semplicemente una progressione rigida stabilita a priori.
Anche in questo caso, l’obiettivo non è soltanto migliorare le prestazioni, ma trovare un equilibrio che possa essere mantenuto nel tempo.
E quando non posso allenarmi?
Naturalmente la vita reale non sempre collabora.
Possono esserci vacanze, impegni di lavoro, giornate particolarmente impegnative o semplicemente periodi in cui non riesco ad allenarmi.
In questi casi posso concordare con il Coach una modifica del programma, generalmente spostando i giorni di recupero e quelli di allenamento, oppure decidere di sospendere temporaneamente l’attività.
Quando si riparte dopo una pausa, il piano può anche ricominciare da un livello più basso, permettendo al corpo di riabituarsi gradualmente all’attività.
Anche questo, secondo me, è uno degli aspetti più interessanti di un sistema adattativo: il mancato rispetto del piano non viene necessariamente visto come un fallimento, ma come un’informazione da utilizzare per costruire il piano successivo.
Come funziona FitCoach
Dal punto di vista tecnologico, FitCoach è un’applicazione web basata su Docker, progettata per essere relativamente semplice da installare.
Per utilizzarla è necessario concedere all’applicazione l’accesso ai propri dati attraverso le API di Google e configurare alcuni parametri nel file .env.
l componente AI è volutamente abbastanza generico: può essere utilizzato con qualunque LLM disponibile tramite API compatibili con OpenAI (anche in locale) e dotato della capacità di utilizzare i tool necessari per recuperare i dati dal database.
Personalmente, in questo momento, lo sto utilizzando con DeepSeek V4 Flash fornito da OpenCode.
L’utilizzo di token non è particolarmente elevato, anche perché non utilizzo il Coach per fare lunghe conversazioni. Lo consulto principalmente per discutere brevemente il piano di allenamento, valutare eventuali modifiche oppure analizzare variazioni nei miei dati, ad esempio per quanto riguarda frequenza cardiaca, sonno o attività fisica.
Un progetto personale, ma utilizzabile anche da altri
FitCoach è nato ed è stato sviluppato principalmente per le mie necessità. Di conseguenza, alcune scelte progettuali sono inevitabilmente legate alle mie abitudini e al modo in cui utilizzo l’applicazione.
Il supporto, però, è stato progettato in modo abbastanza generico da poter essere utilizzato anche da altre persone, con abitudini di allenamento differenti e obiettivi diversi.
È possibile quindi immaginare scenari completamente differenti dal mio: più attività in palestra, altri tipi di allenamento, tempi disponibili diversi oppure obiettivi che non siano necessariamente legati alla perdita di peso.
Un altro vantaggio è che FitCoach è un progetto che utilizzo quotidianamente.
Questo significa che, quando emerge un bug o un comportamento che non mi aspettavo, me ne accorgo abbastanza rapidamente e posso intervenire per correggerlo.
In pratica, il progetto continua a evolvere insieme al suo utilizzo reale.
Il risultato dopo tre mesi
Tre mesi fa ho deciso di provare a utilizzare l’intelligenza artificiale in un modo un po’ diverso dal solito: non soltanto come strumento per ottenere informazioni, ma come sistema capace di analizzare i miei dati personali e aiutarmi a prendere decisioni pratiche.
Partendo da 86 kg, oggi sono arrivato a 79,8 kg.
Naturalmente non penso che il merito sia semplicemente dell’intelligenza artificiale. Il risultato nasce dalla combinazione di molti fattori, soprattutto dalla costanza nell’allenamento e dalla capacità di mantenere il piano nel tempo.
Quello che trovo interessante è il modo in cui un LLM collegato ai dati di un fitness tracker possa trasformare una serie di numeri in qualcosa di più concreto: un programma che tiene conto non soltanto delle prestazioni, ma anche delle mie abitudini, del tempo disponibile, del recupero e degli imprevisti della vita quotidiana.
Ed è probabilmente questo il vero motivo per cui FitCoach, da semplice dashboard per Fitbit, è diventato uno strumento che ormai utilizzo ogni giorno.
Se siete curiosi di vedere come funziona o volete provarlo direttamente, il progetto è disponibile sul mio GitLab